Casa Equitalia.

di Studio legale Porci & Cane

Neanche si fa in tempo ad entrare negli uffici di Equitalia che si viene subito aggrediti dall’impressione di trovarsi in un ambulatorio medico: tutti zitti che si cagano sotto dalla paura, con ogni tanto qualcuno che grida (dal dolore).

Superata la porta a vetri (doppi ed antiproiettile), si viene accolti da un palestratissimo nano da giardino che,  indossando una t-shirt XS nera e dei guantini di pelle di quelli senza le dita (manco fosse Lola Ponce), distribuisce numeri e moduli utilizzando la tipica dialettica degli istruttori di body building:
adesso Mi compili il modulo;
poi Mi controlli quando chiamano il tuo numero;
Mi presenti la delega e poi Mi fai “questo movimento” ruotando la spalla, come se stessi versando l’acqua (l’ho notato solo io che i palestrati sono tutti fissati co sta storia del versare le brocche d’acqua?)

Il tutto mentre da degli altoparlanti di plastica grigia suonano il “Rigoletto” suonato da Bellini e dagli schermi ai lati della sala proiettano, senza volume, Rai news Milano. Neanche Kubrick sarebbe arrivato a tanto.

Altro elemento che mi colpisce è come l’utenza che affolla gli uffici di Equitalia possa potenzialmente suddividersi in 4 macrocategorie:

1. Gli Avvocati/Praticanti sfigati
Facili da individuare, li si riconosce subito, semplicemente guardandogli i calzini.
Ad es. accanto a me è seduto, gambe incrociate, un Avvocato che indossa un completo marrone tre bottoni, cui ha deciso bene di abbinare dei calzini blu scoloriti e scarpe nere lucide. La verità. Ulteriori elementi utili al riconoscimento di codesta categoria di professionisti sono anche gli anacronistici gilet da mafioso italo-americano tono su tono, la cartellina rossa con l’elastico, anch’esso rosso, e scarpe (usualmente mocassino stringato) che mai hanno conosciuto le cure del calzolaio, come altresì confermato dalle evidenti fratture sia ai lati della suola che sul tacco. Non a caso mio nonno diceva sempre: “la donna la vedi dai capelli, l’uomo dalle scarpe”.

2. Le donne di mezz’età
Buona parte di esse portano porta i capelli alla mitch buchannon, una gran percentuale di queste porta le Hogan finte (sono uguali alle originali, solo che al posto della classica H brillantinata hanno apposto i c.d. caporali, per intendersi quelli che si usano per citare le sentenze), ma tutte – e ribadisco tutte – utilizzano come borsa le famosissime buste di cartone delle grandi marche: quelle rettangolari con le cordicelle nere, di solito utilizzate per restituire oggetti ai vicini e farli rosicare.
E qui da Equitalia è impressionante quante se ne possano rintracciare. Guardandomi un attimo intorno, ne ho trovate almeno una decina di Chanel (logo nero su fondo bianco), un 5/6 di Yamamay (logo bianco su fondo rosso), ed anche un esemplare unico di OVS, più umile e quindi più colorata (logo di diversi colori con addirittura degli inserti arancioni) senza contare poi, la gettonatissima  busta semiplastificata di Harrods (logo dorato su fondo blu con al centro un orsacchiotto animato che saluta). Le buste delle grandi marche “vanno un casino quest’anno”.

3. I Vecchietti omologati
Al riguardo, è necessario prima sapere che sono anni ormai che porto avanti (senza successo) l’idea che i vecchi sono quelli che si vestono meglio di tutti, pure meglio dei gay.
Riuscendo ad abbinare colori come nessuno, i Vecchi sfoggiano cappotti sartoriali da applausi e si avventurano in spezzati rischiosissimi (pantaloni verde chiaro e giacca arancio india) uscendone sempre vittoriosi. Ad es. l’altro giorno sotto casa mi è passato un vecchietto con un “rennino” che, come anni fa mi disse un commerciante di Via Sannio, “scopa da solo”.
Ad ogni modo, in un rapporto di genere a specie, da Equitalia pare ci vengano solo i cd. Vecchietti omologati: Tutti con indosso l’amaro smanicato da pescatore, caratterizzato da un 12 tasche, 15 inserti con la zip ed una comoda cordicina ai lati per meglio adattarsi al vitino del pensionato,  ed una ventiquattrore in plastica opaca e manico verde, evidente lascito ereditario inter vivos del nipote, una volta conclusosi il corso di studi elementari dalle Suore della San Francesco di Sales.

4. I Tipi da S.N.A.I.
Incazzati neri, impugnando un casco MOMO Design (a mò di borsetta) parlano al telefono consapevoli di stare gridando.
Non conoscono l’auricolare e, pertanto, durante la conversazione tengono il cellulare orizzontalmente, parallello alle spalle, piegando la testa dal lato opposto dello stesso in fase di ascolto e lanciandosi repentinamente in avanti in fase di dialogo, quasi a voler imbruttire pure al cellulare. L’ultima volta che avevo rintracciato una tale mimica, era stato su un documentario Sky di 3 mesi fa, in cui si vedeva un manager di una multinazionale a Tokio che, nonostante fosse solo nel chiuso del suo ufficio, ripetutamente s’inchinava per ringraziare un socio di maggioranza dall’altra parte della cornetta.
Tutto ciò i tipi da S.N.A.I., sia chiaro, lo fanno a gambe aperte, manco stessero pisciando o tirando una punizione alla Cristiano Ronaldo.

Plun plun.. numero 91 Desk informazioni, ripeto 91 Desk informazioni.
Ecco il mio turno. Alzandomi di botto, stringo il nodo della cravatta e mi dirigo in direzione del desk quando però vengo bloccato dalle grida di tutte e quattro le summenzionate categorie che mi fanno notare la presenza di una donna incinta.
Di conseguenza mi blocco, allargo appena le braccia e dico: – Ah scusate, pensavo fosse solo grassa.    

Il Praticante#1

Annunci