Quanta verità, dal 1925.

di Studio legale Porci & Cane

“[…] Gli avvocati infatti (e anche il più piccolo si rende conto delle condizioni, almeno in parte) sono del tutto alieni dal voler introdurre o imporre qualche miglioramento nel tribunale, mentre (ed è molto significativo) quasi tutti gli imputati, persino gente semplice, appena entrano nel processo cominciano subito a escogitare proposte di miglioramenti sprecando in tal modo tempo ed energie che potrebbero impiegare con maggiore profitto.

L’unica via giusta è quella di accettare le condizioni esistenti.
Anche fosse possibile correggere qualche particolare (ma è un assurdo pregiudizio), si avvantaggerebbe nella migliore delle ipotesi qualche caso futuro, e si avrebbe un danno enorme attirando la specifica attenzione degli impiegati che sono sempre vendicativi. Non dare mai nell’occhio! Mantenersi calmi anche contro le proprie convinzioni! Cercar di comprendere che questo grande organismo giudiziario rimane, per così dire, sospeso in perpetuo e, quando si modifichi qualcosa di propria iniziativa, ci si scava il terreno sotto i piedi e si può precipitare, mentre il grande organismo trova anche per il più piccolo disturbo una facile sostituzione altrove (poiché è tutto collegato) e rimane immutato, sempre che, cosa ancora più probabile, non diventi magari più attento, più serrato, più severo, più cattivo.
Si lasci il lavoro all’avvocato invece di mettere il bastone tra le ruote!”

F. Kafka – Il Processo

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