Stare al gioco.

di Studio legale Porci & Cane

Ore 8.57 di un mesto 5 gennaio (pre-festivo).
Sto guidando la vespa in direzione di Viale Giulio Cesare 54/b e, senza farlo apposta, rifletto sul “mimetismo batesiano”.

Quest’ultimo si verificherebbe “quando una specie animale innocua sfrutta la sua somiglianza con una specie tossica o velenosa che vive nello stesso territorio, arrivando ad imitarne colorazione e comportamenti. In questo modo, nella mente dei predatori, la specie imitatrice viene associata a quella pericolosa aumentandone le possibilità di sopravvivenza” *.

Se in un primo momento pensavo che questo modo di fare riguardasse solo i praticanti, glabri, stronzi e senza esperienza (e i clienti) che, a volte, spendono anche 80 Euro per una cravatta al solo fine di assomigliare alla loro idea di Avvocato e non apparire così tanto praticanti, glabri, stronzi e senza esperienza (e clienti), da un 6 mesi mi sono accorto che, il mimetismo, è tipico anche di buona parte degli avvocati con cui si ha quotidianamente a che fare in Tribunale (e in altre Corti). Cioè di gente che si comporta e cerca di assomigliare ad un avvocato quando non lo è o non lo dovrebbe essere.

A mò di esempio, l’altro giorno, in Corte d’Appello, un avvocato con tanto di toga e church’s si è presentato dinanzi alla corte affermando di voler non comparire in giudizio. Il Consigliere, incredulo, cercava quindi di spiegargli che ormai l’aveva visto e che, pertanto, era “comparso”. Beh, ‘sto cretino non ha preso a nascondersi dietro ai panchetti?

(sia chiaro, è tutto vero)

Credo si capisca che non c’è mica bisogno di essere Chiovenda per sapere che con la “comparizione” si intende la presenza di fatto.

Ore 9.00
Decido di non pensarci più. Faccio due rampe di scale, quindici passi di corridoio, svolto a destra e sono nella cancelleria della IV sezione Immobiliare.

Va bene che siamo al 5 di gennaio però addirittura la cancelleria vuota!? No, infatti mi sbagliavo. La Cancelliera c’è, ed in sequenza:

1) mi scruta sospettosa da dietro lo scaffale;
2) tira giù un due-tre cucchiaini di yogurt;
3) testuali parole, urla alla sua collega: “Maria c’è un cliente!”.

NO, NON CI CREDO che l’ha detto.. Mi ha dato del “cliente”. Cazzo sto qui che cerco di darmi un tono formalizzando la nostra costituzione in un reclamo ex art. 624, 3°co., c.p.c. e tu come mi chiami?

Ore 9.40
Fatti i miei giri – sempre con la morte nel cuore –  ad un certo punto mi sento bloccare, scorgo una roba esagerata, un miraggio:
Tette abbronzate (a Gennaio), minivestitino scollatissimo incastrato dentro un cappotto Aubergine, capelli color biondo Lituania, scarpe tigrate Gucci con tacco verniciato nero e borsetta da Avvocato. Il tutto in un solo essere umano.

Mi saluta..
Penso: Cos’è Dio esiste?
No, questa è Camilla. La mia amica dell’università.

Ci salutiamo, il solito “come stai? Bene. Tu? Bene.”, lei nota che mi sono tagliato i capelli (un po’ credo per via del mimetismo) ed io noto che lei vestita così è troppo carica.. TROPPO. Tanto che succede qualcosa di strano.. non mi eccito e mi prende a male.

Ebbene si, più semplicemente mi rendo conto che, nonostante i suoi cinque anni di spocchiosa giurisprudenza vissuti con una certa personalità e dicendo in giro che a studiare diritto c’era finita per sbaglio, anche lei, alla fine, ha deciso di “stare al gioco”.

Quel gioco in cui, in qualità di partecipanti fissi, non possono mancare:

a) il solito Avvocato che di diritto non ha mai capito un cazzo (made in Catanzaro 1997);
b) la non meno scontata Cancelliera mononeurone che mangia yogurt a tutte le ore;
c)
 la tua amica dell’università che per acquisire punti professionalità va in giro come un troione.

Non è che poi uno vuole fare quello che non è finito nel tunnel dei calzini filo di Scozia, però è pur vero che di così scontato c’è solo il finale dei film porno..

Il  Praticante#1

definizione tratta dal libro “Io e Te” di Niccolò Ammaniti

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