26 luglio.

di Studio legale Porci & Cane

Fuori per strada il termometro segna 35° e sono appena le 10:15 del mattino. Non conosco e non desidero conoscere il tasso di umidità su “Roma centro”, sicuramente già sopra l’85%.
Vincent Cassel in maniche di camicia vuole convincermi del fatto che “il lusso è un diritto” da un grande manifesto che campeggia su Viale Giulio Cesare. Lo sorpasso e tiro dritto senza dargli troppa soddisfazione. Uomini con cravatte allentate neanche fosse l’orario d’uscita dagli uffici boccheggiano sui marciapiedi roventi all’orizzonte, in cerca di un senso per questa mattinata canicolare o soltanto di un piccolo pezzo d’ombra.
Il caldo è insopportabile.
Mentre cammino verso il Tribunale sento distintamente una goccia di sudore percorrermi tutta la schiena, dal centro fin giù per la colonna vertebrale, dove s’infrange sull’elastico dei miei boxer Polo Ralph Lauren per buona parte già fradici.

Oggi è una giornata tranquilla. Nessuna udienza importante, neanche qualcuna poco importante o addirittura un inutile rinvio. Dei normali giri in cancelleria che avrebbe potuto sbrigare Anna, la nostra segretaria, se non fosse già troppo occupata a ritirare in tintoria il doppiopetto gessato (di lana) sei bottoni Ermenegildo Zegna di Massimiliano, oppure la praticante, se solo ne fosse capace. Invece è a studio, a fare fotocopie scommetto.
Vorrei sapere poi cosa diamine se ne deve fare della lana a luglio l’Avv. Massimiliano Porci. Un matrimonio in Finlandia?!
All’ingresso della Sezione Lavoro una donna nera in stato interessante litiga con quello che ad una rapida occhiata sembra essere il suo avvocato. Gli urla qualcosa che non riesco ad afferrare completamente e superandoli vengo investito d’un tratto dalle note dolci di “Alien” di Thierry Mugler, il profumo di Cécile a me molto familiare. Ho un sussulto, un principio di panico, ma poi razionalmente realizzo che il profumo proviene dalla ragazza col vestito a fiori davanti a me, probabilmente una collega, e mi calmo.
Dove sei Cécile? Nizza? Ancora a Parigi? Che starai facendo? Perché sei scappata via senza dire nulla quel giorno? Non so, non potevi darmi un breve preavviso?! Una lettera, un biglietto… una mail! Persino da McDonald’s sono tenuti a dare un cazzo di preavviso, quelli che…friggono! Ti rendi conto Cécile? I friggitori di patatine devono dare un congruo preavviso. E poi che cazzo di nome è Alien, per un profumo da donna penso…E dentro la mia testa sfilano immagini dell’infanzia, la mia vecchia casa su Viale Regina Margherita, il frigorifero bianco Bosch, il divano del soggiorno, USA ’94, l’Italia di Sacchi con Baggio, Maldini, Baresi, Costacurta, Pagliuca, Donadoni, Albertini, Mussi! Mussi cazzo, Casiraghi, Signori, quella grandissima sega di Nicola Berti, Massaro e Zola… e la testa rasata di Sigourney Weaver piena di sangue e gelatina d’alieno. E mentre sono assorto in questi pensieri da non so più quanto tempo ormai sento qualcuno toccarmi l’avambraccio da dietro.

– Obama’s friend!
Merda. Il venditore di calzini.
– Amigo fantasmino 1 euro amigo, 1 euro.
– No grazie, non li voglio i calzini. Grazie. – neppure mi volto, continuo a camminare altrimenti so che è la fine.
– Allora 50 centesimi per un caffé amigo, un caffè!
– Santoddio ma quanti caffé vi prendete voi?! Ecco tien-
– Sono io, stronzo!
Mi volto. È Pierpaolo. L’Avv. Pierpaolo Porci, e devo dire che guarda caso è in forma. Abbronzato, completo di lino carta da zucchero, camicia di lino, occhiali Persol da sole, mocassino. – Ti stavo prendendo per il culo, l’hai già fatta colazione?
– No. Cioè sì, stamattina insomma. Ma non eri al mare con tua moglie? – gli domando visibilmente contrariato.
– Ok, allora andiamo, e rilassati cazzo. Ti vedo teso. Sei teso?
– No, non sono teso Pierpaolo. È solo che… – mi interrompo.
– Che cosa? Che hai fatto tardi stanotte con i bellissimi di Rete 4?
– Ripeto, non eri al mare all’Argentario con tua moglie?
– Sì ero al mare, ma sono dovuto tornare per un’udienza dal Giudice di Pace. Sai, un’ O.s.a…una roba da niente. – scrolla le spalle.
– Appunto, dovresti smetterla con questo Giudice di Pace. Cosa vuoi fare, vuoi diventare anche tu un Giudice di Pace per caso?!
– Scherzi. Io quelli non li sopporto.
– E allora checcazzo sono tutte queste o.s.a.! La tua stanza è piena di o.s.a.! O.s.a. negli archivi, o.s.a. nei cassetti, o.s.a. sulla scrivania… Buon dio quando inizierai a fare l’avvocato?
– Lele, non è che me li scelgo i clienti! Lo sai come funziona. Ad esempio ora mi è entrato questo filone dei sinistri dei cinesi… e a quelli non è che gli puoi dire “Oggi no. No mas, no mas”. Mica capiscono.
– Pierpaolo, quante volte te l’ho detto. Raffaele, mi chiamo Raffaele, non Lele. Ho smesso di essere Lele a 12 anni quando mi sono baciato con Lucrezia, la più figa della scuola alle medie – lo redarguisco forse troppo severo, ma cazzo sono anni che glielo ripeto – Due tette fresche, sode e un sorriso Pierpà, un sorriso… Tu purtroppo non hai fatto in tempo a conoscerla. Ora fa l’estetista ai Parioli.
– Lucrezia… – ripete confuso.
– Chiedi a tuo fratello. Lui sa.
– Vabene, vabene… Entriamo qui? Hanno i cornetti con i frutti di bosco che sono una bomba.
– E comunque c’era Gran Torino ieri sera.
– Milan-Torino?! Ma non lo fanno ad agosto il trofeo Birra Moretti?!
– Gran Torino, di Clint Eastwood. Su Rete 4.
– Gran film.

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